ETOLOGIA

ETOLOGIA

Il ricercare l’armonia nei movimenti innaturali facendoli divenire propri, con una coesione sia fisica che di sintassi espressiva, che non vada mai ad intaccare il rispetto reciproco.

È impossibile non accorgersi di come l’efficacia del lavoro da terra (imprinting), a prescindere da qualsiasi filone di pensiero esso derivi, venga accomunato da una brusca perdita del suo potere espressivo sul cavallo montato.
Il motivo di tutto ciò non va di certo ricercato nella sua struttura grammaticale di base (che accomuna tutti), ma bensì nella sua grammatica attuativa (il far fare), carente di mezzi per una struttura espressiva che aiuti e supporti il cavaliere a comunicare con efficacia una volta in sella.
Chiaramente lavorare da terra o montare comporta per l’uomo azioni e coinvolgimenti diversi. Banale? Forse, ma noi crediamo che il coinvolgimento emotivo diretto nell’atto di montare, per mantenere una radice linguistica etologica, necessiti di una filosofia, di un approccio, che parta dal presupposto che per noi, per il nostro fisico, per la nostra mente, il montare a cavallo non sia una cosa naturale, così come per il cavallo non lo sia essere montato.
Né noi né loro, siamo stati creati per tale scopo.
Accertato ed accettato tutto ciò, possiamo ricercare un compromesso valido basato sulla loro e nostra adattabilità, sviluppata nell’arco dell’evoluzione.
Cambiare un pochino la chiave di lettura, vedere le cose in maniera limpida e non offuscate dalle nebbie dell’emotività emozionale, che spesso ci induce a non comprendere la realtà, soltanto perché guardata da un diverso punto di osservazione. Quando siamo in sella, i nostri movimenti sono legati ai movimenti del cavallo, la nostra certezza dipende dalla capacità di comunicare. Se perdiamo la lucidità, se perdiamo la consapevolezza di ciò che stiamo facendo, la nostra e la loro sicurezza sono a rischio.
Le informazioni visive che il nostro cervello riceve, non riguardano più soltanto i movimenti del cavallo che si muove a suo agio nel lavoro in libertà, con noi che ci muoviamo a nostro agio a terra. Le cose cambiano radicalmente in sella, ed il saper riconoscere gli atteggiamenti collegandoli a ciò che sentiamo con il nostro baricentro, diventa cosa fondamentale. In sella tutto cambia, il modo di percepire il movimento, il nostro ed il suo equilibrio, il modo di percepire il cavallo, ecc. ma non dovrebbe cambiare la radice comunicativa.
Dobbiamo ricercare una grammatica etologica attuativa che ci consente di dissociare, per poi collegare la nostra fisicità dall’intenzionalità.
Comunicare efficacemente nel movimento. Riuscire ad esprimersi in sella con la stessa efficacia di quando siamo a terra.
Per ottenere tutto ciò, sia noi che loro dobbiamo sentirci compresi e a nostro agio.
Il ricercare l’armonia nei movimenti innaturali facendoli divenire propri, con una coesione sia fisica che di sintassi espressiva, che non vada mai ad intaccare il rispetto reciproco.