FILOSOFIA

COMUNICARE

Capire per comprendere, comprendere per essere compresi.

Una volta un mio carissimo amico mi fece una domanda:
“Qual è la prima parola che ti viene in mente quando pensi ai cavalli?”
Non avevo mai fatto questo tipo di associazione e la mia risposta immediata fu:
“Incompresi”
Non considerai subito le implicazioni che tale risposta avrebbe portato in futuro, ma il senso era chiaro. Avrei potuto rispondere “bellezza,eleganza,armonia,potenza, dolcezza…..” ma non lo feci.
Perché?
Da allora abbiamo sempre lavorato cercando di sviluppare tecniche mirate ad ampliare la formazione comunicativa tra uomo e cavallo, studiando il linguaggio e provando a tradurlo in una forma grammaticale che seguisse delle regole stabili. Regole cioè, che possano essere spiegate e comprese con la stessa metodologia usata per lo studio di lingue straniere.
Tutto ciò ha portato negli anni, alla conferma dei risultati attraverso strumenti non coercitivi nell’approccio con il cavallo. La trasparenza del fare, non deve mai essere illusoria e la semplicità nell’uso di una cavezza, non deve mai creare scusanti sul non fare.

L’efficacia riscontrata negli esercizi complessi, attraverso l’uso di strumenti semplici, elevando al massimo la capacità comunicativa, mantenendo al minimo quella coercitiva. Questo è quello che facciamo.
Il raggiungimento di tali risultati, chiaramente non semplici, sarebbe stato comunque impossibile se oltre allo studio del linguaggio non si fosse aggiunto il comprenderne la dinamica del movimento nelle variabili della biodiversità di specie.
Il linguaggio, anche se fondamentale, risulterebbe inutile senza l’ausilio di molti altri elementi che vadano a completare l’interezza di ciò che un cavallo è; rapportandolo sempre a ciò che fa; e preparandolo a ciò che dovrà fare.
L’approssimazione ed il semplicismo sono sempre stati i nemici contro i quali è, e sarà necessario tenere alta la guardia. I risultati efficaci e sinceri, i nostri migliori alleati.
Non offriamo scorciatoie, ma un qualcosa di prezioso che possa aiutare l’uomo nel suo cammino evolutivo verso l’interazione con i cavalli, cercando di dare ad ognuno di noi gli strumenti necessari affinché possa esprimersi con efficacia, elevando il proprio potenziale al raggiungimento di una collaborazione tra uomo e cavallo basata sul rispetto reciproco e che abbia sempre il presupposto fondamentale di rispettare ciò che si è.
Il cercare di cambiare un uomo trasformandolo in un cavallo affinché possa essere parte del branco, non rientra nei nostri obbiettivi.

Il cercare di far assumere ai cavalli espressioni umane, cioè a noi più comprensibili, neanche.
Apparteniamo ad un periodo storico dove il prepotente ingresso dell’etologia ha portato molti buoni cambiamenti. Ma il credere che un cavallo non sia perfettamente in grado di riconoscere un bipede onnivoro, che cerca di spacciarsi per uno di loro, rischia di stravolgere tutto ciò che un buon approccio etologico potrebbe fare. Non potremo mai far parte del loro branco, ma potremo senz’altro cercare di comprendere il loro modo di esprimersi nel tentativo di inserire una comunicazione che ci metta nelle condizioni di essere compresi. Rispettare ciò che si è, sia uomini o cavalli, senza stravolgere la loro o la nostra natura.