IL LIBRO

Interazione tra cavezza filetto.
Concetto: “il cavallo che si porta da solo”.

Bellissima idea, ma cosa significa veramente?

E sopratutto, può essere un concetto attuabile alla portata di tutti?

La difficoltà reale sussiste in quanto molte persone che si avvicinano, o che comunque praticano l’equitazione, vengono spesso introdotte in questo mondo e, di conseguenza, continuano a praticare uno sport che a livello concettuale e pratico non dovrebbe rientrare in questa definizione. L’equitazione non è sport, o comunque e sopratutto non è solo sport. L’equitazione è per prima cosa, l’amore per i cavalli, la voglia di comprenderli ed essere compresi, il costante bisogno di interagire con loro, con la ricerca di linguaggi e concetti spesso distanti dal nostro modo di esprimerci, ma vicini nel condividere di fatto un mondo che sempre più spesso tende ad isolarci, sterilizzando le nostre capacità comunicative interpersonali. Coltivare e rafforzare l’intensità del rapporto tra uomo e cavallo, cercando di allargare gli orizzonti della potenzialità espressiva sopita all’interno di ogni uomo. Questo è l’obbiettivo del libro. Il dimostrare come dato di fatto, che le strade per attuare tecniche di leggerezza espressiva che sfocino in un rapporto armonico che rispetti l’unicità individuale del cavallo e del cavaliere, non solo sono ampiamente percorribili, ma molto, molto più agevoli degli sterili sentieri che conducono spesso ad un’incomprensione reciproca. Sentieri nei quali, senza fondamento alcuno, siamo spinti ad inerpicarci. Un punto di vista diverso derivato da anni di studi e sperimentazioni ha prodotto una chiave attuativa che tenga conto e rispetti sia il cavallo, che il cavaliere. Un percorso, una lettura a volte ironica ed estremamente pratica, basata sul rispetto reciproco dell’essere uomo e dell’essere cavallo. Accettarsi per ciò che si è ed accettarli per quello che realmente sono. Definire con esattezza questo libro non è facile, in quanto tratta di etologia, biodinamica, evoluzione, tecnica, ecc. ma ciò che forse lo rende interessante risiede nella attuazione pratica di tali concetti.

La cavezza associata al filetto, non è uno strumento coercitivo e di certo non può costringere il cavallo a fare. Il riuscire quindi a eseguire arie come passage, piaffe ecc. solo con questo strumento, fa sì che il merito vada in maniera univoca, ad una preparazione psico-fisica completa, che abbia sviluppato le capacità del cavallo nel fare. Solo attraverso solide basi grammaticali e la conoscenza della biomeccanica, si può raggiungere l’obbiettivo: che il cavallo si porti da sé in modo corretto nelle varie fasi dell’addestramento. Non solo alla fine, quindi, ma dall’inizio della nostra interazione!